In famiglia si parla da un po’ del passaggio alla scuola media di Valentina.
Il fermento è decisamente aumentato in questi giorni con visita alla struttura scolastica che la accoglierà e con l’apertura delle iscrizioni online.
Le domande alla bambina aumentano, un po’ per prepararla, un per capire se qualcosa la preoccupa:
“Quando andrai alla scuola media ti piacerebbe andare nella sede nuova o ti piace di più quella vecchia?”, “Le tue amiche sono contente di andare alla scuola media? e tu?”, “Vuoi andare con l’Happy bus?”, “Quando sarai alla scuola media dobbiamo decidere se ti serve un cellulare, ma secondo noi no (approfondiremo prossimamente)”.
Anche a cena se ne parla spesso … finché a un certo punto è finalmente intervenuta Camilla, 4 anni, che ascolta sempre con attenzione ciò che accade intorno. Ha espresso il suo parere preoccupato: “Vale, mi mancherai molto quando sarai alla scuola media …”
Ecco be’ ci siamo rimasti un po’ di sasso e ci siamo resi conto che forse la dimensione della cosa era un po’ eccessiva; in fondo alle scuola media si torna a casa a pranzo e non si sparisce per sempre … lo abbiamo spiegato a Camilla e anche ai nostri cuori …
Ecco la domanda di una mamma che chiede su quali elementi basarsi per capire se il trattamento logopedico a cui è sottoposto il figlio è adeguato oppure no.
Certo non è semplice rispondere e non è possibile entrare nel merito dei singoli piani di trattamento, ma ci possonbo essere alcune osservazioni generali utili da conoscere per evitare inutili ansie.
“Buongiorno, sono la mamma di una bimba di 4 anni in terapia logopedica già da tre mesi prima di compiere 3 anni. La mia bimba segue le terapie presso un centro e dopo aver avuto per più di un anno la stessa logopedista di recente ha dovuto cambiarla. Negli ultimi mesi si sono succedute 2 logopediste, con la seconda siamo alla quarta seduta.
Come vedete l’ordine di questa rubrica risponde a una logica sequenziale inversa … ci allontaniamo sempre di più dagli spazi intimi e oggi, dopo aver percorso tutti gli ambienti, arriviamo all’ ingresso.
Non poteva mancare questo piccolo spazio che, anche se di dimensioni ridotte, ha esigenze precise e determina un momento importante della giornata.Read more “L’INGRESSO. ARRIVARE A CASA.”
Quante volte me lo sento dire dalle mamme: “insomma, non vuole ripetere” oppure “non ripete nemmeno le parole che sa dire bene” o ancora “parla poco, ma si rifiuta perfino di ripetere, mi devo preoccupare?”
I due anni sono citati spesso come “età terribile”. Devo dire che come mamma non mi sono mai ritrovata con le mie bambine in questa “tappa fisiologica” se non in modo molto sfumato.
Al contrario la trovo un’età spassosa, dove i bambini, ormai molto competenti, fanno e dicono cose buffe che nascondono una grande maturazione cognitiva, emotiva e delle abilità sociali.
Tuttavia è vero che molti bimbi vogliono affermarsi in modo un po’ forte e danno filo da torcere.
Rispetto al linguaggio trovo che sia molto calzante definirla un’età critica; infatti a 24 mesi esiste davvero una grandissima variabilità nel linguaggio dei bambini potendo spaziare da quelli che dicono poche parole a quelli che parlano come piccoli adulti.
Prendendo come riferimento un dato clinico a lungo studiato, possiamo trovare che nella fascia d’età compresa tra 24 e i 25 mesi si va da bambini che producono circa 150 parole e quelli che ne dicono circa 500 (dati PVB). Così stando le cose, capirete che probabilmente alcuni di loro diranno frasi meno complesse, mentre altri avranno un linguaggio molto più affermato a livello morfo-sintattico.
Il periodo che va dai 24 ai 36 mesi è quello in cui i genitori cominciano ad aspettarsi, non a torto, un livello linguistico più maturo: quando ciò non avviene e il loro bambino si dimostra un Parlatore Tardivo, vanno molto in ansia e spesso, purtroppo, non trovano risposte certe e rassicuranti dai professionisti. Perchè?
Prima di tutto perché la variabilità, come già detto, può essere enorme.
In secondo luogo un bambino che dimostri normali abilità cognitive e comunicative tende a non fare preoccupare anche se parla male o poco; questo fa sì che spesso i pediatri temporeggino fino ai 3 anni prima di consigliare un intervento attivo sul bambino. E’ vero, infatti che molti bambini che sono parlatori tardivi a 24 mesi, tendono a recuperare spontaneamente nel corso del secondo anno di vita: tuttavia una parte di essi resta indietro e necessiterà di un trattamento sul linguaggio da parte di un logopedista. Perché allora non fare una semplice valutazione del linguaggio per essere sicuri che tutto proceda bene?
Infatti proprio tra i 24 e 36 mesi, se le cose non filano liscio, i genitori iniziano a mettere in atto comportamenti poco spontanei con l’intento di stimolare il bambino a parlare di più o meglio con conseguenze a volte buone, ma altre volte molto controproducenti: i più diffusi sono chiedere di ripetere le parole in modo estenuante, non accontentare il bambino finché non pronuncia bene una parola o fare finta di non capirlo.
Un consulto anche generico con un logopedista potrebbe aiutare molto il genitore ad orientarsi sulle possibili corrette strategie da adottare per aiutare il bambino nel linguaggio, come il contatto oculare e un buon eloquio dell’adulto che gli parla.
Altri elementi che possono indurre preoccupazione nel genitore sono due: le fasi silenti che possono capitare quando il bambino si riorganizza per cominciare a produrre le prime frasette e la balbuzie fisiologica.
Insomma, in generale dai 18 mesi in poi mamma e papà si aspettano un buon linguaggio e forse qualche informazione in più sugli aspetti fisiologici di questi delicati mesi potrebbe ridurre le preoccupazioni e stimolare comportamenti costruttivi.
Vi riconoscete in questa fase critica e vorreste un consulto con Mamma Logopedista? Potete approfittare del servizio di CONSULENZA ONLINE utile per un primo orientamento e per ricevere qualche strategia utile a stimolare il vostro bimbo. Per informazioni e prenotazioni clicca sull’immagine sotto.
Finora in questa rubrica abbiamo parlato di molti spazi: la cameretta, il bagno, la tavola, la cucina. Ho preferito dedicarmi, come sapete, agli spazi in una casa che consideravo più critici per quanto riguarda i bambini, quelli dedicati esclusivamente a loro o quelli che rappresentano azioni di vita quotidiana “delicate”, come il mangiare o prendersi cura di sè . Read more “Una casa kid’s friendly. Il soggiorno. Stare insieme.”
Dal momento in cui nasce, il neonato acquisisce in tempi rapidi abilità comunicative e linguistiche complesse.
Attraverso quali tappe accade questo processo? Quali sono le capacità motorie, cognitive e sensoriali necessarie perché tutto avvenga secondo i tempi corretti? E quanta differenza è possibile tra i bambini con sviluppo fisiologico? Quando preoccuparsi se qualcosa non va?
Fare confronti tra come parla il nostro bimbo e come parlano gli altri è quasi inevitabile: salta all’orecchio a tutti un bimbo di due anni che parla perfettamente, così come, probabilmente, ma forse meno, salta all’orecchio un bimbo di 3 anni che parla male.
Chiaro dunque che un po’ di ansia viene: a noi mamme, alle nonne e pure alle tate della scuola qualche volta.
E’ arrivato Settembre e con esso riparte la nostra rubrica “Una casa kid’s friendly” con un tema molto adatto al rientro dalle vacanze, al riappropriarsi degli spazi domestici e dei nostri ritmi di vita quotidiani: entriamo allora nella cucina, il vero cuore pulsante di ogni casa.
Un po’ croce e delizia, questo spazio riserva grande fascino per i bambini … è sostanzialmente il grande luogo del “fare” di una casa, del produrre un oggetto tangibile (e mangiabile) con le proprie mani, condiviso da tutti e che il più delle volte riscontra consenso (e anche successo) tra i membri della famiglia. Come può non essere allora affascinante per un bambino riuscire a cucinare qualcosa?Read more “IN CUCINA. FARE LO CHEF. Guest post di Kid’s Modulor”
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