Il logopedista è il professionista sanitario che si occupa dei disturbi di linguaggio e della comunicazione nell’età infantile e nell’età adulta.
Le sue competenze sono molto vaste, ecco i principali ambiti di intervento:
Disturbi della voce (disfonie)
I disturbi della voce, tecnicamente disfonie, sono molto diffusi sia nella popolazione adulta che tra i bambini.
Per quanto riguarda gli adulti, le disfonie sono tipiche di alcune professioni dove è necessario usare molto la voce, per esempio gli insegnanti.
In generale, l’uso scorretto della voce è molto comune e, anche nei bambini, è spesso presente: i bambini che urlano molto, che usano la voce in modo esplosivo possono creare un danno alle corde vocali e ritrovarsi di frequente senza voce, con possibili gravi conseguenze sopratutto a lungo termine, quando ci sarà la muta vocale (passaggio alla voce adulta).
Spesso mi si chiede quali siano i costi di un trattamento logopedico e per quanto tempo sia necessario sostenerli. In effetti, i costi di una terapia privata sono piuttosto alti, ma – direi – anche giustificati.
L’incontro tra due realtà in una terra semisconosciuta, patria di un sugo di funghi piuttosto saporito.
Il passaggio dall’Università al mondo del lavoro è solitamente accompagnato da un senso di liberazione e da grandi aspettative, che rischiano però di essere ben presto offuscate dalle difficoltà che si incontrano, sia nel definire un percorso di affinamento e di specializzazione della propria formazione, sia nell’individuazione del “giusto posto di lavoro”.
Infatti, nonostante il percorso di studi di un Logopedista preveda una significativa formazione pratica, quando ci si affaccia al mondo lavorativo si avverte spesso un sentimento di disorientamento. Se anche voi condividete questa opinione, date un’occhiata qui sotto a quello che ho da dire in proposito.
Per chi si occupa di ri/abilitare bambini, spesso la collaborazione delle famiglie è un tasto dolente.
In particolare, occupandomi di bambini veramente piccoli, la fatica principale sta nel fatto che le famiglie spesso vedono come normale il fatto che il bambino non parli o parli poco.
Sono abbastanza preoccupati per chiedere un percorso sul linguaggio, ma non così tanto da mettersi in gioco in prima persona. Sappiamo che ogni famiglia è a sé, con propri preconcetti e idee, sappiamo anche quanto sia diffusa la delega totale al terapista… quindi gran parte delle nostre energie è spesa nel tentativo di coinvolgere la famiglia in un ruolo più attivo.
Questa è una domanda ricorrente dei genitori di bambini piccoli che non parlano o parlano poco:
“Il mio bambino non parla, ma urla molto, come per attirare l’attenzione, io gli dico che non serve, di non urlare, ma lui continua e noi non ne possiamo più!”
In effetti è vero, questa è una modalità comunicativa che sarebbe meglio disincentivare fin da subito, perché rischia di radicarsi e portare il bambino a comportarsi in questo modo anche fuori da casa.
Il problema è che non basta dirgli “non fare così”, “ti ascolto”, “non sono sordo” … spesso quando un bambino urla per richiamare l’attenzione, in quel momento non è sintonizzato all’ascolto, ma è solo intento a chiamare. Come fare allora?
La lallazione è una fase dello sviluppo linguistico fisiologico del bambino che di solito si manifesta tra i 4 e i 10 mesi di età. È conosciuta anche con il termine inglese BABBLING.
La lallazione si manifesta e poi evolve da canonica e variata.
Chi mi segue da un po’ sa che mi occupo in modo particolare di bambini piccolissimi, che non hanno avuto l’esordio del linguaggio o che parlano molto poco o molto male.
La maggior parte dei bambini che seguo ha un’età compresa tra i 27-28 mesi e i 3-4 anni.
In particolare, per i bambini intorno ai 3 anni, una delle cose più difficili è rendere divertente la seduta, pur ripetendo più e più volte la stessa attività per acquisire nuove competenze.
Tra i materiali che utilizzo, oltre a immagini, figure, tabelle … ci sono giochi classici come gli animali della fattoria e giochi ad effetto sorpresa o a scomparsa.
Vi elenco quelli che al momento trovo più utili e divertenti e che riscontrano maggior successo tra i miei bambini.
Ricevo moltissime mail in cui mi chiedete come intervenire sui difetti di pronuncia di alcuni suoni della lingua.
Queste richieste riguardano spesso bambini di età molto diverse e con difficoltà che vanno dal lieve al grave, perciò cercherò di riassumere in questo articolo le condizioni più diffuse e di suggerire alcune possibilità di intervento.
Poco tempo fa vi ho parlato dello sviluppo fonetico nel bambino, cioè l’abilità di produrre i suoni della lingua che avviene di solito con tempistiche canoniche.
I bambini piccoli che iniziano con le prime parole, di solito, utilizzano i suoni nasali (m, n, gn) e occlusivi (p, b, t, d, ca, ga) in modo piuttosto competente e spesso anche alcuni suoni fricativi (f, v, s).
Questo, però, avviene in parole semplici e corte e, di solito, con sillaba con uguale consonante, come: mamma, nonna, pappa, papà, nanna, babbo, cacca, mommo (dolce), tetè (latte). Queste parole spesso sono parole baby talk, cioè parole che non sono vere parole, ma una semplificazione che si usa con i bimbi piccoli, come, per esempio, tutù per dire macchina o treno.
Questi non sono difetti di pronuncia, ovviamente, ma il linguaggio tipico del bambino piccolo.
Verso i 3 anni, il bambino è in grado di produrre nuovi suoni, come le affricate (ci, gi, z), ma, allo stesso tempo, di inserire anche parole più lunghe e complesse.
Quindi, potremmo dire che lo sviluppo non è solo riferito alla pronuncia del suono, ma anche alla capacità di utilizzare questo suono in parole con una struttura più complessa, come, per esempio, parole che prevedono due consonanti vicine (gruppo consonantico ).
I fonemi che più spesso tardano ad arrivare, cioè che il bambino può sviluppare anche a 4-5 anni per ultimi, sono spesso: R, Z, CI e GI. Non necessariamente, però: ci sono, infatti, bambini di 2-3 anni che sanno già pronunciare la R.
Non esiste una regola assoluta, ma, in linea di massima, intorno ai 3 anni e mezzo, un bambino è in grado di produrre tutti i suoni della lingua, anche se commette ancora errori nel loro utilizzo, legati alla complessità delle parole; questi errori tipici si chiamo processi fonologici.
Ecco i più comuni:
Semplificazioni dei gruppi consonantici: il bambino sa dire, per esempio, il suono S, ma lo elimina nel gruppo, quindi:
SCUOLA diventa CUOLA
STIVALE diventa TIVALE ecc…
Semplificazione dei gruppi con le nasali o con L: CONTO diventa COTTO, MOLTO diventa MOTTO, SALTA diventa SATTA, con malintesi a volte divertenti.
eliminazione di sillaba non accentata: quando le parole sono lunghe, il bambino può eliminare una sillaba, per esempio ELEFANTE diventa LEFANTE, CARAMELLA diventa CAMELLA …
Ne esistono molti altri di processi fonologici, ma, in genere, intorno ai 4 anni scompaiono ed il bambino ha un linguaggio pressocchè corretto.
Rimangono sempre validi i consigli universali, che non mi stanco mai di dirvi:
Va bene, invece, riformulare la frase sottolineando la corretta pronuncia della parola.
Se il bambino, raggiunti i 4 anni, presenta ancora un difetto isolato (per esempio salta la S nei gruppi) o non sa pronunciare un suono, spesso è sufficiente fargli porre l’attenzione su alcune parole chiave per fargli capire come fare. Si possono ritagliare alcune figurine dalle riviste ed incollarle su un quadernino per dirle insieme.
Il consiglio è di coinvolgerlo in modo ludico, ma se vi accorgete che fatica ad accettare la cosa non preoccupatevi, è normale che di fronte ai genitori il bambino possa “vergognarsi” di non riuscire. A volte può essere più proficuo rivolgersi ad un logopedista che in poche sedute vi mostrerà come fare.
Il “fai da te” in genere è sconsigliato, anzi direi molto sconsigliato, nei casi in cui i difetti di pronuncia o i suoni che non riesce a produrre, sono più di uno: in genere, questo è il segnale di qualcosa che non funziona come dovrebbe nell’organizzazione linguistica del bimbo. Non che questo sia necessariamente sinonimo di una condizione grave, ma è meglio rivolgersi al logopedista, che potrà individuare facilmente eventuali condizioni che impediscono un corretto sviluppo fonetico-fonologico.
Le condizioni più diffuse sono:
Il bambino è un respiratore orale (a causa di adenoidi o altro) e, quindi, ha una bocca non competente;
il bambino ha una abitudine viziata (es. uso eccessivo del ciuccio), che impedisce alla lingua di lavorare nel modo corretto;
Oppure il bambino può avere un disturbo di linguaggio lieve, che coinvolge la capacità di organizzarsi nelle parole più complesse.
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Spero che questi spunti spunti di riflessione vi siano utili, ma se desiderate approfondire, vi segnalo questo “Quaderno per genitori”: Strategie utili al benessere comunicativo, cliccate sull’immagine per scaricare l’anteprima.
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Attenzione!
Le consulenze di Mamma Logopedista sono basate su richieste dirette dei lettori e rispondono a quesiti specifici in modo generico. Lo scopo è orientare ed indirizzare. Non possono, in nessun caso, sostituire una visita o un iter riabilitativo con un professionista.
Vi presento MUCCA MANGIA MUCCA DORME, uno strumento pensato per favorire l’evoluzione della prima sintassi nei bambini. E’ una raccolta di 100 figurine illustrate che rappresentano 100 combinazioni di parole.
La raccolta è racchiusa in un cofanetto che comprende 100 figurine 9×16 con l’immagine sul fronte e la scritta in stampato maiuscolo sul retro. Sono incluse le istruzioni e varie proposte di giochi per stimolare le primissime combinazioni di parole applicando il metodo dei contrasti minimi.
Le 100 figurine si dividono in gruppi; a ogni gruppo corrisponde una differente struttura sintattica. I gruppi si identificano a colpo d’occhio per colore:
SOGGETTO + VERBO intransitivo
(12 figurine)
SOGGETTO + VERBO transitivo
(12 figurine)
VERBO + OGGETTO
(12 figurine)
SOGGETTO + VERBO + OGGETTO
(24 figurine)
NOME + AGGETTIVO
(12 figurine)
NOME + COMPLEMENTO
(16 figurine)
PREPOSIZIONE + NOME
(12 figurine)
I primi quattro gruppi di figure corrispondono a combinazioni di parole con il verbo. Gli altri tre gruppi rappresentano combinazioni senza verbo che ruotano intorno al nome. Le singole parole fanno parte del primo vocabolario dei bambini.
Il Metodo
L’obiettivo di MUCCA MANGIA MUCCA DORME è di stimolare le prime combinazioni di parole e la costruzione delle prime piccole frasi. Per fare questo, utilizza una modalità un po’ diversa per insegnare la sintassi, stimolando un uso molto attivo del linguaggio da parte del bambino: non richiede semplicemente di rispondere ad una serie di domande o di ripetere le parole giuste nell’ordine giusto, ma porta i bambini, attraverso il gioco, a combinare le parole da soli.
Il metodo di lavoro che propongo con MUCCA MANGIA MUCCA DORME è quello dei contrasti sintattici, che, in pratica, sono le COPPIE MINIME della sintassi; in fonologia usiamo abitualmente parole in COPPIA MINIMA, cioè parole che si differenziano solo per un suono per rendere i bambini consapevoli della pronuncia corretta.
Per la sintassi facciamo la stessa cosa a livello di frase: proponiamo al bambino combinazioni a contrasto che si differenziano solo per una parola; in questo modo il bambino sarà costretto a specificare tutte le parole per essere capito e portare a termine l’attività.
MUCCA MANGIA MUCCA DORME è una raccolta proprio di contrasti sintattici, organizzati in gruppi di figurine di diverso colore ognuno dei quali corrisponde ad una struttura sintattica.
Le combinazioni
Le combinazioni da stimolare sono formate da due parole: alcune contengono il verbo mentre altre ruotano intorno al nome. Si gioca con un colore alla volta.
Si propongono serie di figure dello stesso colore per stimolare conversazioni caratterizzate da piccoli fraintendimenti comunicativi; si possono usare dalle 4 alle 12 figure contemporaneamente. La risoluzione dei fraintendimenti iniziali stimola la comprensione del legame semantico fra le due parole e le capacità combinatorie del bambino, favorendone l’evoluzione.
Esempio
Terapista e bambino guardano insieme una serie di immagini in contrasto, in cui si combinano a vicenda due soggetti (mucca e mamma) e due verbi (dorme e corre). Ogni soggetto può legarsi ad ogni verbo, e viceversa:
T: Guarda bene queste figure. Quale vuoi?
B: … mucca
T: Mmh, ci sono due figure con la mucca (indica le immagini con “mucca”). Spiegami meglio quale vuoi.
B: … dorme
T: La mamma dorme, la mucca dorme … (fa vedere le immagini con “dorme”). Non capisco quale figura vuoi.
B: … mucca dorme
T: Ahhh, la mucca dorme, ho capito! La prendo subito
In questo scambio il bambino è attivamente coinvolto nella conversazione che si sviluppa in modo naturale stimolata da un fraintendimento iniziale. Alla fine, l’obiettivo di combinare due parole è felicemente raggiunto!
I contrasti di MUCCA MANGIA MUCCA DORME ci permettono di stimolare le strutture sintattiche minime. In particolare, favoriscono il passaggio cruciale alle frasi SVO.
S = soggetto
V = verbo
O = oggetto
Si gioca prima con le figurine rosse (SV), imparando con i contrasti ad abbinare verbo e soggetto.
Poi si gioca con le figurine gialle (VO) in cui gli stessi verbi sono affiancati ad oggetti.
Si conclude in bellezza con le figurine verdi (SVO): il bambino viene stimolato a combinare gli stessi verbi con i soggetti e gli oggetti che già conosce bene.
Con questo materiale, quindi, è possibile fare tanti giochi in cui il bambino ascolta queste piccole frasi e cerca le figurine corrispondenti (attività di comprensione morfo-sintattica), ma anche altrettante attività divertenti in cui il bambino stesso crea le frasi per ottenere le figurine corrispondenti (attività di produzione morfo-sintattica).
Il cofanetto “Mucca mangia, Mucca dorme” è stato edito da Fabbrica dei Segni nel febbraio 2021 e puoi acquistarlo a prezzo scontato usando il codice sconto del 15% di Mamma Logopedista, valido su tutti i prodotti del catalogo; per riceverlo basta iscriversi alla Newsletter qui.
Se sei già iscritto, usa il codice già in tuo possesso valido per Erickson Edizioni.
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